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Ikkyu e Giufà: l'abito fa il monaco, sia in Cina che in Sicilia

Riporto queste due brevi storie perché mi ha fulminato la loro fondamentale identicità.

Il primo racconto è uno dei migliaia di racconti della tradizione buddista, il secondo è una favola popolare della tradizione siciliana (nella sua raccolta, Calvino la indica come catanese). Li trovate entrambi in internet un po' d'apperturro: non c'è copiyright da rispettare, è roba di tutti.

Entrambe, con leggerezza e incisività narrativa, con il minimo di parole e di immagini, ci raccontano un concetto ancora valido: il contenitore è importante spesso più del contenuto. Il che meriterebbe (in futuri post?) gustosi approfondimenti cultural-socilogici.


"Ricchi signori invitarono Ikkyu a un banchetto. Ikkyu arrivò con indosso la sua veste da mendico.
L'anfitrione, non riconoscendolo, lo scacciò.

Ikkyu andò a casa ,indossò l'abito cerimoniale in broccato rosso e tornò. Accolto con grande rispetto, venne introdotto nella sala del banchetto. Qui depose il suo abito da cerimonia sul cuscino dicendo: " Immagino tu abbia invitato la mia veste, dal momento che poco fa mi hai scacciato", e se ne andò."


"Giufà, giacché era mezzo rimbambito, nessuno gli faceva una cortesia, come sarebbe a dire di invitarlo o dargli qualche cosa.

Giufà una volta andò in una masseria, per avere qualcosa. I massari appena lo videro così malandato poco mancò che non gli scagliassero il cane addosso; e lo mandarono indietro più storto che dritto.

Sua madre capì la cosa, e gli preparò una bella camicia, un paio di calzoni e un gilè di velluto.

Giufà, vestito come un campiere, ritornò nella stessa masseria e lì, dovevate vedere che gran cerimonie! … e lo invitarono a tavola con loro. Anche a tavola tutti continuavano con le cerimonie.

Giufà, per non sapere né leggere né scrivere, quando gli servivano il mangiare, con una mano si riempiva la pancia, con l’altra mano ciò che avanzava se lo riponeva nelle tasche, nel berretto, sotto la camicia.

Ad ogni cosa che riponeva, diceva: "Mangiate, vestitini miei, chè voialtri siete stati invitati, non io!"


Pubblicato il 25/7/2011 alle 12.52 nella rubrica Diario.

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