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Quando gli architetti avevano il taccuino degli schizzi



"Before the advent of photography most architects
kept a sketchbook in which they recorded the details of
buildings, which they could refer to when designing. The
fruits of the Grand Tour or more local wanderings
consisted of drawn material supported, perhaps, by
written information or surveyed dimensions."

BRIAN EDWARDS, Understanding Architecture through drawing, Taylor & Francis

C'era un tempo in cui gli architetti giravano con il taccuino e prendevano appunti visivi. Esempi celebri: i viaggi di Le Corbusier (appunti anche minimalissimi) ma anche le visioni di città future di Antonio Sant'Elia  (visioni e non appunti, eppure messe giù su un taccuino).
Oggi c'è la rivista e la fotografia: non c'è bisogno di ridisegnare la realtà. Eppure siamo sicuri di non aver perso qualcosa, in questa occasione persa di "disegnare per capire" che insegnava Carlo Scarpa (professore di disegno, mica di composizione!)?

Meditate, architetti. Meditate.

Pubblicato il 1/6/2011 alle 20.2 nella rubrica Architettura.

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