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Memorie di Assisi, scritte da un turista maltrattato e indispettito

 
Vagando per l’Umbria dove il Medio Evo, per fortuna o purtroppo, sembra non sia finito mai, il turista non può fare a meno di passare per Assisi, sede di una strabiliante basilica e punto di irradiazione dell’ordine dei monaci francescani. Appena giunto, il turista capisce subito che la sua visita è gradita dai ristoratori e venditori di molto inutili souvenirs, ma al contrario è sgradita agli amministratori del “capitale” francescano, consistente in un mito ancora rilucente (e niente rende di più di una bella storia ben raccontata, come ci ha insegnato il cinema) e di molte chiese, mura, affreschi, quadri, salme sante.

I suddetti amministratori francescani si mostrano subito terrorizzati dalla nudità esposta dai turisti estivi, appartenenti al sesso femminile in primis. Un occhiuto guardiano porge foulards alle signorine con le spalle ignude, degne più di una spiaggia (dove si sa, avvengono ogni genere di peccati carnali) che di un tempio consacrato alla serietà e al rigore sessuofobo dei bigotti del secolo scorso.

Passato questo primo controllo, il turista viene incanalato in percorsi prestabiliti, in fila o piuttosto in gregge con altri suoi simili. Al suo gioioso bisbiglio di meraviglia davanti ad affreschi e volte, il turista viene zittito da altoparlanti nascosti che gli intimano dei potenti “Ssssssss, silenzio! No pictures no video!”. Questi richiami vengono ripetuti alla bisogna, secondo la rumorosità del gruppo visitante, ogni due o tre minuti, con un tono soave, tale da far capire che, se non fosse obbligato dal luogo e dalla tunica, lo speaker direbbe volentieri: “zitti, brutti maiali da cotenna! Ora vengo a rompervi i denti uno per uno, ignoranti che non capite un cazzo della sacralità di questo luogo e fra cinque minuti sarete di nuovo là fuori a grufolare con le vostre scrofe!”

Il turista medio subisce il trattamento, si guarda in giro ed esce di nuovo al sole accecante agostano. Io l’ho imitato in tutto, salvo che mentre uscivo speravo vivamente che venisse un terremoto ad abbatterla tutta, questa basilica di maleducati e santi amministratori francescani.

Ma non è finita qui. Il turista avveduto gira sempre con la guida rossa del Touring Club. E capitandogli l’occhio al paragrafo dedicato all’ideologia francescana, il turista si meraviglia e si indispettisce scoprendo che il Francesco fatto santo, un pazzerello rivoluzionario un po’ come sarà stato (immagino) quel tal Gesù di Nazareth, fu, appena morto, incamerato in una tradizione-mito, che doveva servire a rendere il suo esempio non da imitare, ma da adorare. Il buon Buonaventura da Bagnoregio, frate trafficone eletto a capo dell’Ordine dei Francescani nel 1258, dopo trent’anni dalla morte di Francesco, pensò bene di redigere una biografia del santo univoca, detta “Legenda Maior”, completata nel 1263, facendo piazza pulita delle altre non ufficiali allora in circolazione (di cui si scoprì l’esistenza solo nel XIX secolo!).

Questo oggi si chiamerebbe marketing. La figura del santo Francesco fu rivoltata come un guanto, per creare un favoletta che disinnescasse la pericolosità anti-autoritaria della predicazione di Francesco. Ad uso e consumo della comunità francescana e dei fedeli, il suo insegnamento venne distorto e addomesticato: i francescani diventarono così un ordine mendicante (al contrario Francesco indicava che i monaci dovevano vivere del loro lavoro) che poteva accettare denaro, con una divisa, una gerarchia, chiese e case a volontà (mentre Francesco proibiva rifugi che non fossero in paglia, non imponeva divise ma chiedeva povertà e umiltà).

Ed ecco la tegola finale sul capo del turista avveduto e di studi artistici: quei bei cicli sulla vita di Francesco, dipinti da Giotto e aiuti, altro non sono che uno strumento del marketing di frate Bonaventura: la traduzione in immagini della sua “Legenda maior”, compresi i passaggi raffazzonati sulle stigmate di Francesco, probabilmente “inventate” dopo la sua morte. Nel quadro dedicato a questo episodio, un Gesù rivestito di improbabili piume angiolesche (la leggenda diceva che un angelo a sei ali avesse impresso le stimmate sulle mani di Francesco) spara raggi laser sul corpo di Francesco che riceve le ferite alle mani e al costato. In un quadro finale, il povero corpo di Francesco viene disseppellito per mostrare ad un incredulo notabile di Assisi che le stigmate c’erano davvero: servono altre prove, brutti increduli e pagani?

Il resto di Assisi è simile a quello di un paesino dell’Umbria, dove il Medio Evo, per fortuna o purtroppo, sembra non sia finito mai. Ma senza la folla, il rimprovero via altoparlanti e il marketing per affreschi, e di questo il turista, ad Assisi, è molto grato.

Pubblicato il 13/8/2008 alle 16.0 nella rubrica Le mie città.

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