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	<title>ilblogdellacosa</title>
	<subtitle type="html">
		Le cose hanno un fascino misterioso
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  <updated>2011-09-25T20:46:39Z</updated>

    
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        <title type="html"><![CDATA[Me ne vado dal Cannocchiale]]></title>
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          <![CDATA[
		  A quanto pare questa piattaforma ha più di un problema. Ho deciso finalmente di trasferirmi ad un nuovo indirizzo.



http://il blogdellacosa.blogspot.com




Voi 25 lettori, continuate a seguirmi.
Grazie            
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        <published>2011-09-25T20:41:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Non sanno quel che fanno]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  Mi riferisco a Berlusconi & company. C'è chi dice che ci fanno.
Io dico che ci sono. E che non sanno più che pesci pigliare. Cosa ne possono capire di economia un imprenditore che ha fatto soldi con le tv, ovvero con la finzione? O un ministro dell'economia che insegnava diritto economico? Sì, gente, potevate capirlo prima. Ma non c'è meglio dei fatti, per mostrare quanto valgono le persone!



P.S. IL Cannocchiale non mi fa più publicare immagini. Qualcuno sa il perché?            
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        <published>2011-09-05T07:26:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[E meno male che i calciatori scioperano]]></title>
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          <![CDATA[
		  Così stiamo un altro paio di settimane in pace senza calcio! 
				]]>
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        <published>2011-08-26T10:35:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Ikkyu e Giufà: l'abito fa il monaco, sia in Cina che in Sicilia]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <p style="margin-bottom: 0cm"><font face="Times New Roman"><font size="3"><em>Riporto
queste due brevi storie perché mi ha fulminato la loro fondamentale
identicità. </em></font></font>
</p>

<p style="margin-bottom: 0cm"><font face="Times New Roman"><font size="3"><em>Il
primo racconto è uno dei migliaia di racconti della tradizione
buddista, il secondo è una favola popolare della tradizione
siciliana (nella sua raccolta, Calvino la indica come catanese). Li
trovate entrambi in internet un po' d'apperturro: non c'è copiyright
da rispettare, è roba di tutti.</em></font></font></p>

<p style="margin-bottom: 0cm"><font face="Times New Roman"><font size="3"><em>Entrambe,
con leggerezza e incisività narrativa, con il minimo di parole e di
immagini, ci raccontano un concetto ancora valido: il contenitore è
importante spesso più del contenuto. Il che meriterebbe (in futuri
post?) gustosi approfondimenti cultural-socilogici.</em></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><br>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><a name="__DdeLink__28_1139798236"></a><font color="#4b0082" face="Arial, sans-serif"><font size="3">"Ricchi
signori invitarono Ikkyu a un banchetto. Ikkyu arrivò con indosso la
sua veste da mendico.<br>L'anfitrione, non riconoscendolo, lo
scacciò.</font></font></p><font color="#4b0082">
</font><p style="margin-bottom: 0cm"><font color="#4b0082" face="Arial, sans-serif"><font size="3">Ikkyu
andò a casa ,indossò l'abito cerimoniale in broccato rosso e tornò.
Accolto con grande rispetto, venne introdotto nella sala del
banchetto. Qui depose il suo abito da cerimonia sul cuscino dicendo:
" Immagino tu abbia invitato la mia veste, dal momento che poco
fa mi hai scacciato", e se ne andò." </font></font>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><br>
</p>

<p align="JUSTIFY"><font color="#000000"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">"Giufà,
giacché era mezzo rimbambito, nessuno gli faceva una cortesia, come
sarebbe a dire di invitarlo o dargli qualche cosa.</font></font></font></p>
<p align="JUSTIFY"><font color="#000000"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Giufà
una volta andò in una masseria, per avere qualcosa. I massari appena
lo videro così malandato poco mancò che non gli scagliassero il
cane addosso; e lo mandarono indietro più storto che dritto.</font></font></font></p>
<p align="JUSTIFY"><font color="#000000"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Sua
madre capì la cosa, e gli preparò una bella camicia, un paio di
calzoni e un gilè di velluto. </font></font></font>
</p>
<p align="JUSTIFY"><font color="#000000"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Giufà,
vestito come un campiere, ritornò nella stessa masseria e lì,
dovevate vedere che gran cerimonie! … e lo invitarono a tavola con
loro. Anche a tavola tutti continuavano con le cerimonie.</font></font></font></p>
<p align="JUSTIFY"><font color="#000000"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Giufà,
per non sapere né leggere né scrivere, quando gli servivano il
mangiare, con una mano si riempiva la pancia, con l’altra mano ciò
che avanzava se lo riponeva nelle tasche, nel berretto, sotto la
camicia. </font></font></font>
</p>
<p align="JUSTIFY"><font color="#000000"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Ad
ogni cosa che riponeva, diceva: "Mangiate, vestitini miei, chè
voialtri siete stati invitati, non io!"</font></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><br>
</p>
            
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        <published>2011-07-25T10:52:00Z</published>
        <updated>2011-07-25T10:52:00Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[Provincie forever: anche il PD vuole tenerle in piedi (o forse no: un giorno chissà quando si saprà)]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  Come potete leggere <a href="http://www.ilpost.it/2011/07/06/pd-abolizione-province/">qui</a>, una volta tanto che si torna a parlare di provincie in parlamento (quei quattro lettori fedeli di questo misero blog sanno la mia avversione per la provincia, ente che mangia soldi e impiega gli imboscati dei politici di turno) anche il PD fa la sua bella figura.<br>Faremo una nostra proposta, dicono. Ma quando? Il vento è cambiato, ma non c'è nessuno che abbia idea di come approfittarne!<br>Cento, mille anni di provincie e berlusconismo a tutti gli uomini di sinistra: se lo meritano.<br>            
				]]>
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        <published>2011-07-06T15:58:00Z</published>
        <updated>2011-07-06T15:58:00Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[Architetti, fate le scale (consigli quasi seri agli architetti, come li avrebbe scritti Giò Ponti, modestamente)]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img style="width: 450px; height: 617px;" src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/27829/arid.jpg"><br>
<p style="margin-bottom: 0cm">La scala è uno dei protagonisti della
composizione architettonica.</p>

<p style="margin-bottom: 0cm">Salire: percorrere in verticale
l'edificio. Avere visioni orginali e inaspettate dello spazio interno
dell'edificio (ci aveva già pensato, con successo, Le Corbusiere con
la sua "promenade architecturalle"). Salire è una bella
esperienza quando si scopre qualche cosa di nuovo.</p>

<p style="margin-bottom: 0cm">Oggi le scale sono sempre più spesso
cieche, senza viste: salire è un gesto ripetitivo e triste.</p>

<p style="margin-bottom: 0cm">L'architetto che vuole strafare farà
scale tutte a sbalzo dal muro oppure scale in vetro e acciaio: sono
sculture belle da vedere, che però a salirle non dicono niente.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Anche Calatrava ha fatto una scala di
vetro a Venezia: che caduta di tono... Quando si vuole guardare cosa
c'è sotto una scala, basta sporgersi!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> 
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><a href="http://architube.org/66">Scarpa</a> faceva scale con tutti i gradini
diversi, non in altezza (se no si inciampa) ma in larghezza, texture,
materiale. Perché salire le scale è un movimento meccanico
acquisito, che si ripete per miglialia di volte nella nostra vita.
Far percorrere le scale mantenendo vivo l'interesse è il primo
obiettivo dell'architetto.</p>

<p style="margin-bottom: 0cm">Le scale devono essere sempre comode e
sicure: l'estetica viene dopo. Una bellissima scala scomoda è un
delittto, quanto una scala senza parapetto (lasciatela fare agli
sprovveduti).</p>
<br>
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        <published>2011-07-05T22:11:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Quanti mazzi di carte da gioco esistono in Italia (o esistevano quando ancora si giocava a carte)]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/27829/carte2.jpg"><br><br>Parlando di mazzi di carte carte da gioco:<br>
<p style="margin-bottom: 0cm; background: none repeat scroll 0% 0% rgb(255, 255, 255);"><font color="#000000" face="Arial" size="3"><font style="font-size: 9pt"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal"><span style="font-weight: normal">"L'Italia
dei paesi, dei campanili, dei principati, delle province, delle tante
pi</span></span></span></font></font><font color="#000000" face="Arial" size="3"><font style="font-size: 9pt"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal"><span style="font-weight: normal">c</span></span></span></font></font><font color="#000000" face="Arial" size="3"><font style="font-size: 9pt;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">cole
patrie, la nostra amata astrazione geostorica ha prodotto, usato e
coltivato una notevole varietà di sottotipi, e non solo del tipo
latino. Difficile dire se oggigiorno di questa peculiarità rimanga
ancora molto, o pochissimo, a livello di coscienza
nazional-popolare... La televisione non ce ne parla mai, ne sappiamo
poco. La Dal Negro, rinomata ditta trevigiana, ha in catalogo una
scatola contenente ciò che, mazzo più mazzo meno, è rimasto di
questa plurisecolare folla cartacea. Sono 16 mazzi di carte. Stanno
li nella scatola, senza presentazioni e/o inquadramenti critici. Ma
in effetti si presentano da soli: un campionario d'immagini che è
una vera sagra di stampe popolari, abbondante di folkloriche
raffinatezze. Troviamo carte con tutti i tipi di semi, con indici o
senza (le triestine e le sarde sono tutte indicizzate numericamente,
anche le figure), a figure intere o raddoppiate, con i «motti» e
non, di formati differenti (le più piccole sono le bresciane, le più
grandi le toscano/fiorentine), le siciliane, le lombardo/milanesi, le
sarde e le sali-sburghesi hanno disegnini supplementari; ci sono le
più diffuse che sono le napoletane e le piacentine; la maggior parte
sono 40 per mazzo ma le bresciane e le trentine sono 52, e le
trevisane, con due matte, 54...Ma facciamo un minimo d'ordine. Tipo
italiano: trevisane, trentine, triestine, bergamasche, bresciane.
Tipo spagnolo (i bastoni sono delle clave, e le spade dei gladii):
piacentine, romagnole, napoletane, siciliane, sarde. Tipo francese:
piemontesi, lombardo/milanesi, genovesi, toscano/fiorentine. Come
rappresentante del tipo tedesco troviamo un mazzo di carte
salisburghesi, varietà della varietà bavarese, ancora ben diffuse
in Alto Adige. Poi troviamo la Primiera bolognese, che sarà pure di
tipo italiano, ma forse più di tutti gli altri mazzi presenta l'aria
di un romantico alieno.., come di una zingara fuggita dal Paese dei
Tarocchi!"</span></span></span></font></font></p><p style="margin-bottom: 0cm; background: none repeat scroll 0% 0% rgb(255, 255, 255);"><br><font color="#000000" face="Arial" size="3"><font style="font-size: 9pt;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"></span></span></span></font></font></p><font color="#000000"><font size="3"><font face="Arial">Dario Bonomolo, <strong>Dizionario dei giochi carte e tasselli</strong>, Editori Riuniti, 1995</font></font></font><br><font size="2"><br>La foto è tratta da <a href="http://emiliotremolada.wordpress.com/">http://emiliotremolada.wordpress.com/</a>.</font><br>            
				]]>
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        <published>2011-06-26T22:09:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Quando gli architetti avevano il taccuino degli schizzi]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/27829/corbu%20partenone.jpg"><br><br>"Before the advent of photography most architects<br>kept a sketchbook in which they recorded the details of<br>buildings, which they could refer to when designing. The<br>fruits of the Grand Tour or more local wanderings<br>consisted of drawn material supported, perhaps, by<br>written information or surveyed dimensions."<br><br>BRIAN EDWARDS, <em><strong>Understanding Architecture through drawing</strong></em>, Taylor &amp; Francis<br><br>C'era un tempo in cui gli architetti giravano con il taccuino e prendevano appunti visivi. Esempi celebri: i viaggi di Le Corbusier (appunti anche minimalissimi) ma anche le visioni di città future di Antonio Sant'Elia&nbsp; (visioni e non appunti, eppure messe giù su un taccuino).<br>Oggi c'è la rivista e la fotografia: non c'è bisogno di ridisegnare la realtà. Eppure siamo sicuri di non aver perso qualcosa, in questa occasione persa di "disegnare per capire" che insegnava Carlo Scarpa (professore di disegno, mica di composizione!)?<br><br>Meditate, architetti. Meditate.<br>            
				]]>
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        <published>2011-06-01T18:02:00Z</published>
        <updated>2011-06-01T18:02:00Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[Italiano, da dove vieni?]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  Torno sul tema dell'italianità, che i festeggiamenti, già sfumati, dei 150 anni dalla formazione dello stato italiano, hanno solo sfiorato.<br>Come si è formata l'idea di uno stato e di un popolo italiano? Soprattutto attraverso la lingua e la letteratura in italiano. Prima con i libri come vettori, poi con la televisione.<br>Iniziamo dai libri e leggiamo una nuova e interessante rubrica sul <a href="http://www.ilpost.it">ilpost.it</a> : <a href="http://www.ilpost.it/2011/06/01/itabolario-italiano-1867/">Itabolario</a>.<br>            
				]]>
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        <published>2011-06-01T09:48:00Z</published>
        <updated>2011-06-01T09:48:00Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[Avanti tutta con il freno a mano tirato: Catania e il suo PRG (del 1964!)]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/27829/prg12.jpg"><br><br>A proposito di mancanza di progetti e visioni del futuro nelle italiche 
genti, o se preferite, in questo caso, nelle sicule genti. Si dà il caso
 che a Catania da decenni si attende un nuovo PRG. Quello in vigore, 
redatto da un nome altisonante dell'urbanistica italiana come Piccinato,
 ormai è cotto e stracotto. Ma non quanto il Regolamento Edilizio, che 
risale al 1935, diventanto lettera morta e dimenticato anche dal 
Dipartimento di Urbanistica.<br>Quelli che per volontà o per necessità 
mettono il naso in cose di architettura vera, costruita nel mondo comune
 e non nel paradiso dei grandi musei per grandi architetti, sanno cosa 
voglia dire questa mancanza. Si brancola nel buio perché mancano norme 
certe e tutto il potere passa nelle mani dei funzionari, che sono 
costretti a interpretare le norme in modo discrezionale (e i furbetti approfittano 
di questi spazi enormi per favori nepotismi mazzette ecc ecc).<br><br>Eccoci
 qua nel 2011. Quando riuscirà Catania a darsi un nuovo PRG? Sono aperte
 le scommesse. La città intanto paga in occasioni perse nei decenni 
questo ritardo, paga una rete di favoritismi e vie semilegali per 
ottenere i permessi, che sarà sempre più difficile estirpare.<br><br>Ma tiriamoci su: da poco ha aperto l'IKEA.            
				]]>
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        <published>2011-05-26T14:01:07Z</published>
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