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ilblogdellacosa Le cose hanno un fascino misterioso
La Maddalena, Boeri e il metodo collaudato delle archistar
post pubblicato in Architettura, il 24 agosto 2010


L'intervento su La Maddalena di Boeri e Associati è un avvenimento emblematico su cui già molto si è scritto in rete (uno su tutti, il riassuntone su Wilfing) e su cui torna a parlare AD (n.351 – agosto 2010) con un articolo del bravo Cesare De Seta, "Progetto in porto", a pag. 144, di cui riporto qualche brano:

"Fu prescelto per l'intervento Stefano Boeri, architetto milanese assai noto nella cronaca architettonica, avrebbe detto Zevi, più per la facondia comunicativa che per le opere finora realizzate. [...] Boeri fece brillare alla vista dell'ottimo presidente della Regione Sardegna Renato Soru le sue relazioni con archistar come Koolhas, Herzog & de Meuron, Hadid. [...] Così il governo Prodi diede l'incarico di progettazione e riqualificazione dell'area a Boeri: un progetto di proporzioni tali da far tremare le vene e i polsi [...] Guardando l'operazione architettonica in sé, debbo confessare che l'immagine che mi viene spontanea è quella di una sottiletta Kraft (la Casa del Mare) di vetro e cemento, a pelo sull'acqua... Una sottiletta piovuta da un satellite ostile all'isola che distrugge un tratto di costa magnifico..."

Nel suo piccolo, Boeri, pur non avendone la statura, ha voluto agire come un'archistar internazionale che si rispetti, con tutti i pregi e i difetti di questo ruolo. Prendo spunto da questo episodio per fare una riflessione su quello che mi sembra un metodo collaudato delle archistar, metodo che dà sempre risultati, a miei occhi, molto deludenti. Ecco i punti salienti:

  • quando serve un'archistar: quando si deve dare un messaggio di rinnovamento e modernità, senza troppo impegno da parte del committente (che il più delle volte è una istituzione pubblica, per cui nessuno sa veramente cosa si sta chiedendo all'archistar, se non un progetto che attirerà attenzione e lodi della stampa e del pubblico). L'archistar è un timbro di modernità e gusto, di qualità garantita o almeno ostentata.

  • cosa progetta un'archistar: pescando nel proprio repertorio di grandi soluzioni architettoniche, l'archistar mette a punto un contenitore generico di non si sa quale funzioni, che inanzitutto comunica la propria originalità. Dialogo con il contesto, conoscenza e interazione dell'intervento con la storia del luogo, rispetto dei percorsi e degli usi tradizionali dell'area sono tutti aspetti che l'archistar NON può e non vuole considerare data l'estemporaneità del suo intervento.

  • le conseguenze dell'intervento dell'archistar: dopo le foto in posa di rito, le presentazioni e i sorrisi, rimane l'ingrombante edificio con cui fare i conti. Perché è stato costruito? E' davvero utilizzabile? I costi di gestione sono affrontabili rispetto a quello che è l'uso dell'edificio? Chi lo gestirà e con quali fondi? Spesso la stessa autorità che ha commissionato il lavoro si trova alle prese con un risultato tanto eclatante quanto difficilmente utilizzabile, perché sia la committenza che l'architetto hanno lavorato su idee vaghe di funzioni, soffermandosi soprattutto sulla definizione dei gusci e del materiale pubblicitario.

  • Cosa sa fare bene un'archistar: un'archistar è come un pittore famoso: sta svolgendo una personale ricerca all'interno della sua disciplina, per la quale ha elaborato una sua riconoscibile cifra stilistica che viene riprodotta in ogni opera. Il lavoro in corso è un'ulteriore occasione per mettere in pratica le sue idee e per promuovere il proprio nome, il proprio studio. Le finiture, gli scarti di superfici, le scale e i collegamenti verticali, la luce, i colori, in particolare le facciate saranno trattati tutti con competenza professionale, con il "mood" proprio dell'archistar, con il suo linguaggio architettonico, già collaudato in altri simili opere, comunque maturo e molto fotogenico. L'archistar prediligerà i grandi spazi, gli sbalzi, i contrasti di luce, tutto quello che può produrre delle bellissime foto di architettura: quel che ricerca è una bella scultura, in cui la presenza umana è considerata come marginale.

In poche parole: quel che l'operazione archistar produce non è un'architettura ma una scultura a dimensione di edificio, da spendere a livello pubblicitario per un luogo o un'istituzione. Si tratta sempre di un intervento di limitate portata culturale e storica, perché non ha alcunm rapporto con la storia e le caratteristiche del luogo.

La Maddalena è stato questo ed altro, data la peculiare capacità italiana di muoversi solo per conoscenze e malaffari, scartando a priori chi ha meriti per preferire chi appartiene alla cricca di affaristi politici costruttori architetti di turno. E' evidente, ad esempio, che anche il Maxxi è un caso tipico di lavoro di archistar (confrontare l'umiltà di un Wright che progetta il Guggheneim di NY per esporre i quadri lungo un percorso piacevole e continuo e l'arroganza di una Zaha Hadid che pretende che il proprio edificio, di forme assolutamente arbitrarie, sia innanzitutto protagonista di una mostra di sé stesso...).

Noi architetti di tutti i giorni, che ci confrontiamo con clienti veri, persone con i soldi contati e problemi reali, imprenditori e non, facciamo altro. Quando ci riesce, noi sì, facciamo architettura.




permalink | inviato da ilblogdellacosa il 24/8/2010 alle 20:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Ma quali sono i ministeri indispesabili?
post pubblicato in Diario, il 3 agosto 2010
Riprendendo un articolo del Post che si chiede se sia davvero indispensabile la Poltrona, ora vuota, di Ministro per l'Industria, mi chiedo, con più ruvidità: ma quanti sono i Ministeri davvero indispensabili?
Quanti sono nati e proliferano solo dare un posto fisso a gente che altrimenti sarebbe (istituzionalmente) disoccupata?

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permalink | inviato da ilblogdellacosa il 3/8/2010 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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