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ilblogdellacosa Le cose hanno un fascino misterioso
Pirati della stampa (di disegni architettonici)
post pubblicato in Architettura, il 20 novembre 2009
La diffusione dei software per il disegno tecnico, i cosiddetti CAD, ha fatto sì che si ritrovassero a disegnare piante e prospetti dei personaggi che non hanno mai avuto un pennino a china per le mani. Peggio: che non hanno mai avuto informazione del fatto che esistano, come per i formati di carta, degli standard condivisi sugli spessori e colori dei disegni architettonici.

Finché si lavora a schermo, queste deficienze non sono così evidenti. Ma al momento della stampa casca l’asino: si vedono cose raccapriccianti, che fanno storcere il naso soprattutto a noi architetti, così innamorati dell’estetica anche quando non ce n’è bisogno (ma qui il bisogno c’è, eccome).

La prima cosa che viene stravolta sono gli spessori: una pianta stampata come si deve ha le linee di sezione spesse due volte quelle di proiezione. Invece, il disegnatore inesperto stampa tutto spessore 1,5 mm, creando un effetto pastone in cui i muri, le finestre, le porte e le piastrelle hanno tutti lo stesso spessore.

Poi i colori: nelle stampe architettoniche il loro uso dovrebbe essere molto limitato, per passaggi che meritano particolare attenzione o per impianti che altrimenti si perderebbero tra le mille linee architettoniche. Il disegnatore inesperto invece stampa tutto a colori, con lo stesso colore di come li vede a schermo, spesso su sfondo nero, generando orribili intrecci di linee gialle verdi rosse azzurre, spesso illeggibili, senza una logica di comunicazione ma semplicemente secondo il capriccio del momento.

Infine, l’impaginazione: ci sono architetti che impiegano giornate intere ad impaginare una tavola, quasi fosse un quadro o un giardino zen. Il disegnatore inesperto semina cose per la tavola, senza alcuna sensibilità per la leggibilità finale, mescolando disegni in scale diverse, mettendo qua e là scritte che sono titoli e descrizioni, sfornando fogli lunghi dai 5 ai 10 metri, che nessun essere umano potrà aprire e osservare senza infarcire l’operazione di improperi e pensieri omicidi.

Disegnatori non ci si improvvisa, neanche progettisti. Troppi personaggi, avendo imparato ad usare gli strumenti per fare l’uno e l’altro, pensano anche di averne le capacità.

Elle Decor, ottobre 2009
post pubblicato in Visto in edicola, il 4 novembre 2009

n.10, anno 20, € 4,50

Pagine tot. 357 + 8 di traduzione in inglese, pagine di pubblicità e redazionali 161, percentuale di pubblicità 45%

CONTENUTI

Brevi: Installazioni temporanee • mostre • libri e dvd • nuovi prodotti

Robe: Tappeti •  Paola Navone firma tazze per Richard Ginori •  lavelli in marmo di AntonioLupi nelle cave •  tavoli e sedie strampalati •  7 pezzi icone • robe per il bagno.

Creativi: l’arch. N. Gwenael, francese che ha scelto Tokio per fare edifici a parallelepipedo e oggettini minimali •  S. Diez, nella sua casa-atelier a Monaco, dove progetta cosine squadrate o tonde •  la designer di tessuti e decori Florence Broadhurst (1899-1977), australiana, capelli rossi, imprenditrice, mille avventure, una che sapeva il fatto suo •  intervistina a I. Rota.

Case: l’arch. C. Donati e la sua casa nel Polesine, con mobili vecchi anzi vintage (anche moglie e figlio sono un po’ vintage) • la casa della pittrice di fiori C. Blasler, grigia luminosa spaziosa •  l’atelier di C. Algranti, a Milano, fatta tutta con cose raccolte come scarti e trasformate •  una casa orizzontale in Norvegia progettata dagli architetti di Fantastic Norway, dopo un loro viaggio per i paesini norvegesi •  un palcoscenico di teatro nel centro di Monza trasformato dall’arch. P. Lissoni in bianchissima e vuotissima casa, tutta arredata solo con oggetti di ottimo gusto disegnati dal designer P. Lissoni •  la casa del fotografo E. Reeve, nell’east-end londinese, un parallelepido nero marrone dell’arch. D. Adjaye, riempita dall’arredatrice E. Maclead con pochi pezzi “rigorosamente di design” e una palette di colori monastica (“bianco, grigio, blu, marrone e nero) •  una casa a Milano degli anni ’50 abitata da due “professionisti della moda”, zeppa di pezzi di modernariato •  casa olandese della interior designer (e artista) P. Leen, tra grigi feltri e collage di roba vintage • casa vacanze a Mykonos, interior decorator A. M. Coscoros, 500 mq, 2 piscine, accesso diretto al mare, muri di pietra, tutto bianco e grigio.

Itinerari: cosa c’è di impedibile per gli arredatori fighetti a Bruxelles (molte foto piccole e indirizzi) •  aeroporti con ambienti fighetti • uffici creativi che strizzano l’occhio alla natura o sono molto bianchi e grandi (o tutte e tre le cose).

IL MIO COMMENTO

Anche su Elle Decor va di moda l’ecosensibilità prêt-à-porter, da artista pazzerello che combina pezzi di rifiuti per fare robette da vendere a chi vuole, con un gesto, liberarsi dal senso di colpa per avere inquinato la nostra povera terra.

Colori smunti e trattenuti, tutto bianco e grigio. Forme geometriche di base, evviva il parallelepipedo, il più esatto per contenere e dare forma a qualunque cosa, in particolare alla casa. Tanto modernariato, pezzi vecchi di design, a dimostrazione che l’industria che sforna capolavori artistici si è ingolfata. Recupero dell’artigianato e dei pezzi unici, da ambientare in case e arredi ancora minimalissimi.

Si fa fatica a distinguere questo numero di Elle Decor da uno qualsiasi degli ultimi tre anni. Acquisto sconsigliato. Unica nota positiva la stringatissima retrospettiva sulle decorazioni per tessuti e carta da parati di Florence Broadhurst.

Trovate qui una analisi veloce dei lettori di Elle Decor e il prezzo per gli annunci.

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