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ilblogdellacosa Le cose hanno un fascino misterioso
L'architettura e le stars
post pubblicato in Architettura, il 26 gennaio 2008
 

Ogni tanto si riaccende sulle riviste di architettura un minuscolo dibattito – che agli architetti veri interessa assai poco, perché sono impegnati ad inseguire un idraulico oppure un cliente che non vuole pagare - dicevo un dibattito sul fatto che esistano oppure no degli architetti "star", hollywoodianamente parlando. Vale a dire: dei nomi che vengono chiamati a fare i Grandi Progetti Che Portano Immagine al Comune o al Cliente Illuminato, del tipo museo di Bilbao o metropolitana di Calatrava.

I partecipanti al dibattito svogliatamente fanno presente che nel mondo dell'architettura non si può parlare di vere e proprie star, certo ci sono architetti più bravi di altri, certo alcuni architetti sono più vicini ai gusti del loro tempo - sono "moderni" o, più volgarmente, "vanno di moda".

In fin dei conti non c'è niente di male: "andare di moda" vuol dire riuscire ad interpretare lo spirito del tempo in cui si vive, vuol dire essere capaci di distillare soluzioni che hanno successo qui ed ora. Ma inutile negare che esistano delle "stars" dell’architettura: sono sempre esistiti, agli architetti in vogo nel loro tempo si sono sempre rivolti imperatori, papi, faraoni – più recentemente municipalità e grandi banche e centri culturali. In un concorso, non è la stessa cosa chiamarsi Mario Rossi o Renzo Piano (o Zaha Aidid), con buona pace dell’anonimato dei progetti: un progetto di Zaha o di Frank Gehry è praticamente firmato anche senza firma.

Tutte queste stars sono bravi architetti, non voglio metterlo in dubbio. O almeno, si sono creati un linguaggio e uno stile che li contraddistingue, sufficientemente originale, sapientemente gradevole. Magari non piacciono molto ai loro colleghi: più di un architetto ha avuto da ridire sul museo di Bilbao, chiedendosi se si possa parlare di architettura per spazi espositivi o di enorme cartellone pubblicitario in carta pesta e titanio, carro allegorico carnevalesco permanente, riuscita operazione di auto-promozione turistica e niente più. Ma non è sulle capacità delle stars che vorrei soffermarmi quanto sull’uso distorto che di esse (esse stars) si fa.

Mi spiego: quando si inizia a spendere il nome delle suddette stars per dare lustro e importanza a progetti ed interventi, quando si spaccia per architettura di qualità solo quella firmata da Fuksas ed Herzog e De Meuron, quando si crede che per risollevare un brutto quartiere basti impiantarci una bella chiesa di Meier, ci si inoltra nel territorio dell’approssimazione e della scemenza.

La qualità di ogni singolo edificio è importante e si fa quotidianamente, con il sudore al tecnigrafo oggi pc e confrontandosi con maestranze e clienti non sempre illuminati. La qualità dell’architettura si costruisce giorno per giorno dappertutto, non solo nei musei e nelle Grandi Opere e Imponenti. A contribuire alla suddetta qualità sono migliaia di architetti, progettisti vari, maestranze e committenti. A seppellire sotto palate di banalità e pressappochismo la suddetta qualità sono migliaia di architetti, progettisti vari, maestranze e committenti.

Le stars sono la punta dell’iceberg dell’architettura, quella spendibile nei telegiornali e nelle cartoline. Ma tutto il resto è la vera ciccia.


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permalink | inviato da ilblogdellacosa il 26/1/2008 alle 0:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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