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ilblogdellacosa Le cose hanno un fascino misterioso
Parole, architettura e altre cose complicate
post pubblicato in Architettura, il 1 giugno 2010
Negli ultimi tempi, rispolverato il mio interesse per l'analisi strutturale dei testi, vagheggio una analisi similare per l'architettura. Analizzare, cioè, l'architettura come testo, con le sue brave parole, le sue frasi, i suoi significati.

Non è un'idea originale. Molti ci hanno già pensato e molti di più hanno dimostrato, con ragionamenti discutibili, che l'architettura non è un discorso, dato che le pietre sono più pesanti delle parole.

Il mio approccio vuole essere pragmatico (l'unica maniera alla mia portata): mi sembra innegabile che i pasticceri dello spazio fluido (tipo Zaha “queen” Aidid o Frank “Oplà” Ghery) abbiano un modo comune di intendere il discorso architettonico, così come i palazzi nobili inurbati fiorentini del Quattrocento. Quello di Brunelleschi o di Palladio di definire una finestra non è forse un lessico, una scelta di parole “architettoniche”? Ogni edificio non è sempre sotteso da un discorso, da una tesi? (Anche quegli edifici che sembrano non averlo: come le case popolari o le palazzate dei palazzinari).

Tenterò quindi nei futuri post un'analisi strutturale di edifici che conosco direttamente o via foto ed articoli, oltre che di alcuni progetti che hanno vinto un concorso (una analisi del progetto e non dell'edificio, quanto di più difficile e ambiguo).

So già che in fondo l'architettura e la lingua sono due animali sempre in fuga che è impossibile chiudere in gabbia per studiarli nella bianca sterilità di un laboratorio. Sono troppi gli attori nell'uno e nell'altro campo che ogni giorno, utilizzandoli come strumenti, ne modificano impercettibilmente segni e significati. Di fronte a questo scacco non credo però che l'analisi sia inutile: è, per sua definizione, incompleta e temporanea. Non per questo, meno utile.

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