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ilblogdellacosa Le cose hanno un fascino misterioso
E come la vuole la soglia, architetto?
post pubblicato in Architettura, il 30 luglio 2009
 

Sudore freddo. Nel piccolo cantiere di un appartamento in ristrutturazione, il muratore ha appena assestato un colpo al giovane architetto, ma non dà alcun segno di essersene accorto.

- Soglia?- trasale l’architetto cercando di concludere almeno un respiro- Che soglia? Quella delle porte-finestra? Facciamole come sono, basta non entri l’acqua quando piove forte!

- Ma no, architetto? Che ha capito? Dicevo le soglie tra stanza e stanza, dove cambia il pavimento. Cosa mettiamo? Marmo? O un’astina di metallo? Oppure niente? Me lo deve dire lei, come preferisce fare!

Smarrimento. Di soglie interne, durante tutto il corso di studi in architettura, nessuno ne ha mai parlato. Il giovane architetto cerca furiosamente nella memoria qualche esempio e gli viene in mente solo casa di sua nonna: non proprio un esempio di avanguardia e modernità (delle quali il suddetto architetto si sente implacabile portatore).

Con i clienti, poi, ha perso due mesi per scegliere le piastrelle e i pavimenti giusti, perorando sempre la causa del minimal chic, ma mai una parola spesa sulle soglie. Non si potrebbe far finta di niente?

- Ma le dobbiamo proprio fare, le soglie?

- Per me anche no, architetto, però poi dove si incontrano due pavimenti diversi magari il piastrellista non fa un lavoro perfetto… oppure i pavimenti sono così diversi che visti assieme non fanno un bello spettacolo… Insomma, è un consiglio, di solito io le metto. Ma qua è lei che decide!

Possibili scenari passano davanti alla mente del giovane architetto. Chiamare in causa il cliente e perdere un altro mese per prendere la decisione. Oppure scegliere una delle alternative a caso e sperare che l’effetto non sia terribile. Infine, la più mite e giudiziosa.

- Mi ci faccia pensare, torno in studio a controllare i pavimenti scelti, mi faccio un disegno e la chiamo al telefono.

Fanno un sacco di disegni, gli architetti, ed è la loro ciambella di salvataggio. Se non si disegna, non si può avere un controllo preciso sulla realtà. Immaginare è importante ma altrettanto importante è verificare con le righe e le misure se e come ogni progetto può funzionare.

Escono con molte lacune dalle loro università, gli architetti. Lacune che si possono colmare solo con la pratica (se non si fanno troppi danni e ci si brucia subito) e con l’umiltà di imparare da chi ne sa di più (sia esso il muratore, il geometra o un collega architetto). Sembra invece che l’umiltà sia una dote molto rara, tra gli architetti. E questo ha generato una tribù di professionisti poco competenti, venditori di fumo che non hanno mai pensato a quanta importanza abbia scegliere come fare la soglia.

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