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ilblogdellacosa Le cose hanno un fascino misterioso
Cosa succede in Afghanistan?
post pubblicato in Diario, il 31 luglio 2010


In Italia, come succede per tutto ciò che accade all'estero, arrivano solo eco lontane di quel che avviene in quello che è lo scontro internazionale più impegnativo, dopo la seconda guerra mondiale, in termini di uomini e mezzi per gli Stati Uniti. Tranne come in questi giorni, in cui sono morti dei militari italiani: ma si guarda più al dolore dei familiari che al luogo e alle modalità in cui questa morte è avvenuta.

Si è dimesso il generale Stanley McChrystal

Al lettore curioso di fonti “non allineate” all'informazione caciarola del “mainstream de noaltri”, non sarà sfuggito ad esempio che meno di un mese fa si è dimesso il comandante delle forze statunitensi e Nato per la campagna afghana, Stanley McChrystal, in seguito ad una articolo su di lui e sul suo entuorage scritto da un free lance (Michael Hastings) e pubblicato su Rolling Stones (roba da matti: ve lo figurate da noi un generale che si dimette dopo che è apparso su di lui un articolo, firmato da uno sconosciuto e non da Vespa, e apparso su Sorrisi e Canzoni? ).

Le rivelazioni di Wikileaks

Lo stesso lettore curioso avrà avuto notizia dei diari raccolti da Wikileaks e condensati/pubblicati in concomitanza da tre testate rinomate come il New York Times, il Guardian e lo Spiegel (neanche una testata italiana, avete notato?) in cui emergono sull'Afghanistan realtà scomode per la gestione delle vittime civili e una pessima impressione sui soldati occidentali, impauriti ed aggressivi, alle prese, piuttosto che con un nemico preciso, con le regole da seguire per distinguere chi sia nemico e chi no (una situazione psicologicamente destabilizzante, per chi rischia ogni giorno di morire).

Domande difficili

Ma il nocciolo della questione, per quanto mi riguarda, è il seguente: cosa pensano di fare in Afghanistan gli americani? Pare che Obama e il Pentagono (i politici e l'esercito) abbiano le idee piuttosto confuse. Terminata la fase di “risposta agli attentati dell'11 settembre”, quindi alla conquista dell'Afghanistan per abbattere il regime talebano, è rimasto in piedi uno stato piuttosto malconcio, guidato da un figura di scarso rilievo e con poche propensioni democratiche (il presidente Karzai), oltre ad una guerriglia sempre pericolosa ed al controllo di alcuni territori piuttosto traballante.

Quando torneranno i ragazzi a casa ? E cosa lasceranno laggiù? I risultati concreti conseguiti sono paragonabili alle spese sostenute e alle vite perse? A queste domande, ho l'impressione che nessuno oggi sappia dare una risposta.

Come (non) si racconta questa guerra

Sempre parlando del nostro cortile, vi sarete accorti che questa guerra non viene raccontata affatto. Le immagini che si vedono sono quelle di qualche soldato armato che fa check-in per la strada: mai soldati alleati feriti, campi di battaglia, nemici morti o presi prigionieri. E anche a parole, mai riferimenti ad azioni concrete ma ad astrattissime operazioni di peace-keeping contro le insurgence, e via così con inglesisimi che sembrano mascherare più dire (anche i soldati italiani parlano così: le guerre moderne si combattono in inglese?). Insomma, cortina fumogena sulle attività delle forze armate e sull'aria che tira tra i civili in Afghanistan. Rarissimi i reportage. E il sospettoso uomo occidentale subito si chiede: ma c'è forse qualcosa da nascondere?



FONTI

http://www.ilpost.it/2010/07/26/i-diari-di-guerra/

Internazionale, n.853, 2/8 luglio 2010, pag. 26-37.


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