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ilblogdellacosa Le cose hanno un fascino misterioso
Ce la faremo a sbarazzarci delle provincie?
post pubblicato in L'importanza del luogo, il 31 maggio 2007
Se ne parla un po' dovunque in questi giorni: alla radio, in tv, sui giornali. Le provincie sostano un sacco (17 milioni di euro, quelle esistenti) e fanno un po' di tutto e un po' di niente. Traduzione: sono posti di lavoro per politici di professione imboscati che vivono sulle spalle dello stato e dei suoi contribuenti. Sulle nostre spalle, insomma.
E allora ce la faremo a disfarci di questo inutile fardello, mentre altre nuove provincie (nuovi posti di lavoro per i suddetti politici) chiedono al parlamento di essere istituite?
Magari alle prossime elezioni provinciali, non votiamo (e già l'astensionismo inizia a farsi sentire come un fenomeno diffuso). Qualcuno ha in mente iniziative utili alla creazione di un comitato NO ALLE PROVINCIE? Accolgo consigli volentieri.



permalink | inviato da il 31/5/2007 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
LOCALE E GLOBALE SONO INCOCILIABILI?
post pubblicato in L'importanza del luogo, il 2 aprile 2007

Non è semplice definire la globalizzazione. Anzi ci possono essere molti modi per indagare questo complesso fenomeno. Io proverò una strada simile a quella del localismo. Ovvero mi chiedo: cosa vuol dire la globalizzazione per il territorio? Ho l’impressione che quando si pensa al globale, si dimentica completamente il locale. Faccio un esempio partendo sempre dalla lingua: è come se si pensasse che esiste solo l’italiano e non esistono i dialetti regionali anzi diversi di comunità in comunità. Ma l’italiano, senza i luoghi e le persone che lo hanno parlato, senza il toscano o il latino, senza i milioni di persone che quotidianamente lo fanno proprio innestandovi la propria cultura personale, cosa sarebbe? Potrebbe esistere?
Così la globalizzazione: se le merci prodotte in Cina invadono il mercato italiano, è perché in un luogo (seppur lontano) una comunità difficile da conoscere (i cinesi, monolite spaventoso) ha prodotto degli oggetti, utilizzando la propria cultura, le proprie capacità, sotto il giogo di una dittatura, con la speranza di un guadagno fino ad ora insperato, ecc. ecc. E queste merci incredibili sono state introdotte in Italia, passando attraverso altri luoghi e altre comunità, poi sono state vendute in negozi, italiani o stranieri, ubicati in un luogo, una città, una via, infine comprati da persone in carne e ossa, con desideri, soldi in tasca, incuriositi o bisognosi di in un prodotto qualunque sia la sua qualità.
Questa è la mia tesi: la globalizzazione, in ogni suo aspetto e momento è sempre interazione tra uomini, che vivono o comunque passano per un luogo, uomini con una cultura derivata dalla loro comunità, uomini concreti che si scambiano idee e merci. Dunque non c’è scontro tra locale e globale: il primo è la base del secondo. Non esistono cose globali: ogni cosa è incrostata della cultura di chi l’ha manipolata e dei luoghi in cui è stata prodotta. Ogni volta che un oggetto o un’idea passa da una cultura ad un’altra, nascono equivoci, traduzioni/tradimenti, nuove interpretazioni: le culture sono in continuo mutamento, venendo a contatto, scambiandosi da sempre idee, cibo, musica, abiti, armi, tecnologia...
Mangiare i panini del Mac Donald a Roma non è molto diverso di cenare con gli spaghetti alla carbonara a Stoccolma. La Coca Cola ha sapore leggermente diverso in ogni paese in cui è distribuita, per rispondere meglio ai gusti locali. Fa ancora così paura, la globalizzazione?




permalink | inviato da il 2/4/2007 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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