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ilblogdellacosa Le cose hanno un fascino misterioso
Brodetto o Cacciucco? Note sull'unità gastronomica d'Italia
post pubblicato in Italianio ci sarà lei!, il 24 novembre 2010


“Dal punto di vista gastronomico le Marche rappresentano un'identità che va analizzata nei suoi due principali aspetti, ugualmente determinati a formare sapori e piatti caratteristici: quello marinaro della costa e quello campagnolo e montanaro. I centri del litorale, ad esempio, hanno dato origine a una delle specialità classiche della gastronomia italiana, “il brodetto marchigiano”: una zuppa di varie specie di pesce. Ogni paese del litorale ha un proprio particolare brodetto, con ingredienti leggermente diversi da quelli del paese accanto, ed ogni cuoco apporta leggerissime modifiche e vanta personali segreti per la riuscita di questa zuppa che può sicuramente essere presa come simbolo dell'intera regione.

[…] … il promontorio del Conero segna il confine geografico di due diversi modi di intendere il brodetto. Da un lato c'è, infatti, il brodetto all'anconetana, […], dall'altro, passata Ancona e giunti a Porto Recanati, cambia aspetto e nella preparazione il pomodoro viene sostituito dallo zafferano e i pesci infarinati prima di essere messi nel tegame. L'intingolo che ne risulta è così un poco più denso.

Questo piatto, inoltre, si trova in tutta la costa, fino al confine con gli Abruzzi dove, per cucinarlo, è previsto l'impiego del peperoncino.”

M. Burani, L. Mattiello, Marche. A tavola in Italia. Ricette vini ristoranti, APS, 1990, Modena


“Cacciucco! Lasciatemi far due chiacchere su questa parola la quale forse non è intesa che in Toscana e sulle spiagge del Mediterraneo, per la ragione che ne' paesi che costeggiano l'Adriatico e sostituita dalla voce brodetto. A Firenze, invece, il brodetto è una minestra che s'usa per Pasqua d'uova, cioè una zuppa di pane e brodo, legata con uova frullate e agro di limone. La confusione di questi e simili termini fra provincia e provincia, in Italia, è tale che poco manca a formare una seconda Babele.

Dopo l'unità della patria mi sembrava logica consegunza il pensare all'unità della lingua parlata, che pochi curano e molti osteggiano, forse per un falso amor proprio e forse anche per la lunga e inveterata consuetudine ai propri dialetti.”

Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene



Lasciatemi fare due chiacchere sulle parole vuote che già si spendono e sentiremo spendere in vista delle celebrazioni spompate dei 150 anni di unità d'Italia. Ma cos'è stata poi e cos'è oggi questa unità d'Italia?

Il dibattito pare ridursi a due posizioni superficialissime: da una parte i nazionalisti difensori di una patria fatta con il sangue degli eroi risorgimentali e ormai radicata nel cuore di ogni italiano; dall'altra i denigratori dell'unità, vagheggiatori di una fantomatica nazione padana (invenzione storica ingenua, degna di uno scolaro somaro delle elementari...).

Le cose, come al solito, sono molto più complicate. L'Italia è la nazione degli 8.000 comuni, ognuno con la sua tradizione, condivisa, ma solo fino ad un certo punto, con i comuni vicini.

Ne sono testimonianza la lingua parlata e i dialetti ancora in vita (vedi il precedente post), ne sono conferma le gastronomie così diverse, la tradizione culinaria, il cacciucco e il brodetto.

E allora, che senso ha stare a lambiccare ancora su Garibaldi e Cavour? Cos'è davvero l'Italia, qualcuno lo sa? Un patchwork senza senso? Un collage tenuto insieme da quale colla? La pastasciutta e il calcio?

Meditate, italiani, meditate.

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